Cloudflare DNS analytics: capire il traffico verso il tuo dominio
Il pannello DNS Analytics di Cloudflare fornisce una visione granulare delle query DNS che colpiscono i nameserver del dominio. È una miniera di informazioni per capire come gli utenti raggiungono il sito, identificare anomalie, ottimizzare la struttura DNS e diagnosticare problemi di propagazione. Spesso sottoutilizzato, è uno strumento fondamentale per sysadmin che vogliono andare oltre le statistiche HTTP standard. Disponibile su tutti i piani con livello di dettaglio crescente.
Cosa misura DNS Analytics
Il dashboard traccia: numero totale di query per intervallo temporale, breakdown per tipo (A, AAAA, MX, TXT, CNAME, NS), top sottodomini richiesti, top resolver (provider DNS che fanno query), distribuzione geografica dei query, response code (NOERROR, NXDOMAIN, REFUSED), latenza percentile p50, p95, p99 di risposta. Tutti i dati sono aggregati real-time con retention 30-90 giorni a seconda del piano.
Procedura passo-passo
- Vai sul dashboard Cloudflare e seleziona il dominio.
- Vai su Analytics & Logs → DNS.
- Seleziona il range temporale (ultime 24h, 7 giorni, 30 giorni).
- Osserva il volume totale query: pattern normale dovrebbe seguire ciclo giornaliero.
- Filtra per tipo record per capire quale traffico è dominante.
- Esplora top sottodomini per identificare risorse più richieste.
- Verifica distribuzione geo: aspettati massa di traffico da paesi target.
- Identifica query NXDOMAIN per sottodomini che non esistono ma sono cercati.
- Esporta dati come CSV per analisi avanzata in Excel/BI tools.
- Configura alert per spike anomali via Notifications.
Insight utili
Spike di query NXDOMAIN: qualcuno cerca insistentemente sottodomini inesistenti. Può essere subdomain takeover attempt o vulnerability scanning. Indagare con i log. Calo improvviso di query A: possibile problema con resolver o cambio piano CDN. Spike di MX query: spammer che cercano server posta. Considera SPF restrittivo. Geo distribution insolita: traffico da paesi non target indica scraping o bot. Considera firewall geo.
DNS Query Logs (Enterprise)
Sui piani Enterprise è disponibile l'opzione DNS Query Logs con dettaglio per singola query: timestamp esatto, IP del resolver, hostname richiesto, tipo, response. Si esportano via Logpush verso S3, GCS, Splunk, Datadog. Critical per investigazioni forensi, troubleshooting DNS, audit compliance. Sul piano Free l'aggregato è sufficiente per la maggior parte degli use case.
Errori comuni e come risolverli
- Volume DNS molto basso: probabilmente il dominio è dietro CDN che non passa da Cloudflare DNS. Verifica nameserver.
- Tutti NXDOMAIN: zone non configurata correttamente. Verifica record DNS.
- Latenza alta da specifica regione: POP Cloudflare meno vicino. Improbabile ma documentato.
- Query inattese da resolver Google: utenti usano 8.8.8.8. Normale.
- Discrepanza tra DNS query e HTTP traffic: TTL cache lato browser, normale.
DNSSEC e analytics
Se hai abilitato DNSSEC, le analytics tracciano anche query DNSKEY, DS, RRSIG. Volume aggiuntivo del 10-20% rispetto a zone non firmata. Verifica nel pannello DNSSEC validation che le firme siano correttamente generate e che il chain of trust verso il TLD sia integro. Errori DNSSEC possono apparire come spike di SERVFAIL nelle analytics.
Combinare DNS Analytics con Web Analytics
DNS Analytics e Web Analytics si completano. Il rapporto DNS query / HTTP request indica quanto bene funziona la cache DNS lato resolver. Tipicamente 1 DNS query corrisponde a 10-100 HTTP request (TTL 5min vede cache). Se il rapporto è 1:1 o invertito, qualcosa non funziona (TTL troppo basso, attacchi flooding). Confronta queste due metriche per insight olistici.
Use case: identificare configurazioni dimenticate
DNS Analytics rivela spesso sottodomini "fantasma" ancora attivi che il team ha dimenticato: dev.tuosito.it, staging.tuosito.it, old.tuosito.it ricevono traffico residuo. Il rischio: subdomain takeover. Soluzione: rimuovi record DNS non più necessari oppure punta a 127.0.0.1 / honeypot. Esegui un'audit DNS trimestrale partendo da questi insight.
Domande frequenti
D: DNS Analytics conta solo query autoritative?
R: Sì, vede solo le query che arrivano ai nameserver Cloudflare. Cache locali e resolver intermedi non sono visibili.
D: Quanta retention sul piano Free?
R: 7-30 giorni a seconda della metrica. Pro e superiori più lunghi.
D: Posso esportare con API?
R: Sì, GraphQL Analytics API supporta query DNS.
D: Analytics impatta performance DNS?
R: No, è raccolto in background senza overhead.
Considerazioni operative finali
Quando applichi una configurazione di questo tipo in produzione è sempre buona norma seguire un'approccio incrementale: parti con un test su staging, monitora gli effetti per qualche giorno, poi estendi gradualmente al traffico live. La rete Cloudflare elabora ogni cambiamento in pochi secondi a livello globale, quindi le modifiche sono effettive quasi immediatamente, ma gli effetti collaterali su utenti reali possono richiedere ore o giorni per emergere. Annota nel runbook interno data, motivo e parametri di ogni modifica significativa. Una documentazione precisa accelera enormemente il troubleshooting futuro e facilita il passaggio di consegne tra membri del team.
Vale anche la pena ricordare che Cloudflare aggiorna frequentemente l'interfaccia del dashboard e le posizioni delle voci di menu. La logica e le funzionalità descritte in questa guida restano valide, ma il percorso esatto per raggiungere ogni opzione può variare leggermente nel tempo. In caso di difficoltà a trovare una specifica voce, utilizza la barra di ricerca interna del dashboard oppure consulta la documentazione ufficiale aggiornata. La community Cloudflare sul forum ufficiale e su Stack Overflow è inoltre molto attiva e offre spesso risposte rapide a problemi specifici di configurazione.
Per progetti complessi che coinvolgono più servizi Cloudflare contemporaneamente (CDN, Workers, WAF, Access, R2) conviene strutturare la configurazione come codice tramite Terraform o Pulumi. Questo permette versioning, code review, rollback atomici e deploy ripetibili tra environment. Per team con esigenze più semplici la gestione manuale via dashboard resta perfettamente valida, soprattutto se accompagnata da una checklist scritta delle impostazioni applicate. La scelta dell'approccio dipende dalle dimensioni del progetto e dal grado di automazione desiderato. L'importante è essere consistenti e mantenere tracciabilità delle modifiche effettuate.
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