Dominio e DNS: cose distinte
Il trasferimento dominio sposta solo la gestione amministrativa del nome presso un nuovo registrar (cambio della Sponsoring Registrar Authority nel database del registry). La zona DNS (cioè l'insieme dei record A, AAAA, MX, TXT, CNAME, SRV, CAA, etc. che governano la risoluzione dei nomi) NON migra automaticamente con il dominio. La zona va gestita come entita separata, con due opzioni principali e radicalmente diverse nel rischio operativo:
- Mantenere i nameserver originali: la zona DNS resta sul vecchio provider DNS, nessun cambio operativo.
- Cambiare nameserver e ricreare la zona DNS sul nuovo provider, con rischio elevato di downtime se mal gestito.
Comprendere questa separazione e fondamentale per pianificare una migrazione sicura.
Verifica nameserver pre-transfer
Prima di iniziare il transfer verifica accuratamente i nameserver attualmente associati al dominio:
- Comando shell:
dig NS dominio.tldonslookup -type=NS dominio.tldper output dettagliato. - WHOIS: la sezione "Name Servers" mostra i record NS attualmente impostati nel registry.
- Pannello registrar: i nameserver attuali sono indicati nelle proprietà del dominio nella sezione "Nameserver" o "DNS Configuration".
- Tool web: who.is, viewdns.info, intoDNS.com per analisi completa.
Scenario 1: mantieni nameserver originali
Se vuoi solo cambiare registrar ma lasciare la zona DNS dove e attualmente (il più sicuro):
- Durante il transfer, NON modificare assolutamente i nameserver.
- Il dominio passa al nuovo registrar mantenendo i NS originali nel registry.
- La zona DNS continua a risolvere sul vecchio provider DNS senza alcuna interruzione.
- NESSUN downtime durante il transfer per il sito web, email o altri servizi.
- Operazione completamente trasparente per gli utenti finali.
Questo e lo scenario consigliato per ridurre al minimo il rischio operativo durante il transfer. Solo dopo aver consolidato il transfer (1-2 settimane di stabilita), puoi opzionalmente pianificare un secondo step di migrazione DNS come operazione indipendente.
Scenario 2: cambia nameserver e migra DNS
Se vuoi sia cambiare registrar che spostare la zona DNS al nuovo provider, segui questa procedura sicura:
- Esporta la zona attuale: la maggior parte dei pannelli DNS (cPanel, Cloudflare, AWS Route53, Azure DNS, BIND) supporta export in formato BIND standard (file .zone).
- Crea la zona sul nuovo provider: importa il file BIND o ricrea record per record manualmente con attenzione.
- Verifica accuratamente: tutti i record A, AAAA, MX, TXT, CNAME, SRV, CAA devono essere presenti e identici a quelli originali.
- Abbassa TTL sul vecchio provider DNS a 300 secondi almeno 48 ore prima del cambio NS, per accelerare propagazione.
- Cambia nameserver sul registrar (puoi farlo prima del transfer per maggior sicurezza, o dopo).
- Verifica propagazione: usa whatsmydns.net per vedere il rollout globale dei nuovi NS.
- Mantieni il vecchio DNS attivo per 24-48 ore: alcuni resolver cacheano TTL più lunghi di quanto dichiarato.
- Verifica servizi: HTTP del sito, ricezione email, API endpoint, integrazioni terze.
- Riporta TTL a 3600+ dopo 7 giorni di stabilita per ridurre traffico DNS.
Record critici da non dimenticare
Lista completa di record DNS da censire prima della migrazione (uno dimenticato puo causare problemi gravi):
- A / AAAA: punta sito al server (IPv4/IPv6), include record per @ root, www, sottodomini.
- MX: instrada email al server di posta, con priority.
- TXT: SPF, DKIM, DMARC, verifiche Google/Microsoft, attestazioni varie.
- CNAME: www, sottodomini, CDN endpoints, mail, autoconfig.
- SRV: VoIP, Microsoft Teams, Jabber/XMPP, Matrix.
- NS figli per sottodomini delegati a sistemi separati.
- CAA: autorizzazioni emissione certificati SSL (importante per Let's Encrypt).
- PTR: reverse DNS se gestito (raramente, dipende da chi possiede l'IP).
- TLSA: DANE per validazione TLS via DNSSEC.
- DNSKEY/DS: chiavi DNSSEC se attivo.
Errori comuni
Errori frequenti che causano downtime:
- Cambio NS senza prima ricreare la zona: tutto offline immediatamente.
- Dimenticare TXT SPF/DKIM: email in uscita marcate come spam.
- Record CNAME mal copiati (target FQDN vs relativo, trailing dot mancante).
- TTL alto durante la propagazione: ritardo di 24-72 ore prima del rollout completo.
- Disabilitare DNSSEC senza pianificazione coordinata: errori SERVFAIL.
- Dimenticare wildcards (*).
- Non replicare records di terzi (es. Heroku, Vercel, custom CDN).
Strumenti di supporto
Tool utili durante la migrazione DNS:
- dnsdumpster.com: scan dei record pubblici di un dominio per scoperta.
- intoDNS.com: validazione completa della configurazione DNS con report.
- MXToolbox: controllo MX, SPF, DKIM, DMARC, blacklist.
- DNSSEC Analyzer: verifica configurazione DNSSEC.
- whatsmydns.net: propagazione globale visualizzata.
- dig / nslookup / drill: tool CLI per query manuali.
- DNS Checker: tool web per check multi-region.
- dnstwist: scopre domini simili (utili per migrazioni brand).
DNSSEC e migrazione
Se il dominio ha DNSSEC attivo, la migrazione richiede attenzione particolare: disabilita DNSSEC sul vecchio provider, attendi propagazione delle modifiche DS al registry (24-48 ore), poi cambia NS al nuovo provider, infine riabilita DNSSEC con nuove chiavi sul nuovo provider. Tentare di mantenere DNSSEC attivo durante il cambio NS causa errori SERVFAIL invalidando completamente la risoluzione del dominio.
Rollback plan
Per ogni migrazione DNS pianifica sempre un rollback plan dettagliato:
- Backup completo della zona DNS originale in formato BIND.
- Documentazione dei NS originali con TTL.
- Mantieni accesso al vecchio provider DNS per almeno 30 giorni.
- Procedura step-by-step di ripristino se necessario.
- Test del rollback in ambiente non-production se possibile.
Pianificazione comunicazione
Per migrazioni aziendali avvisa il team con anticipo: pianifica fuori orari di picco traffico, designa responsabili monitoraggio, prepara comunicazione utenti su eventuali intermittenze, documenta procedure post-migrazione per future operazioni.
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